Cervelli in Fuga: gli Incentivi Fiscali per Chi Viene a Lavorare in Italia

10. Febbraio 2020

Imposte più leggere, possibilità di estendere il regime fiscale agevolato ai familiari, in certi casi anche l’esenzione dall’Irap: per i cervelli in fuga che decidono di vivere e lavorare in Italia sono previsti incentivi interessanti.

Vediamo insieme quali sono le misure adottate dal fisco italiano per sostenere lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese e attirare risorse umane di qualità.

Indice

  • Chi ha diritto alle agevolazioni per il rientro dei cervelli?
  • Agevolazioni per il rientro dei cervelli in fuga: i requisiti per ricercatori e docenti
  • Agevolazioni per il rientro dei cervelli in fuga: i requisiti per i lavoratori impatriati
  • Come accedere al regime agevolato per i cervelli in fuga

Chi ha diritto alle agevolazioni per il rientro dei cervelli?

Per potere usufruire del regime dedicato, i “cervelli” devono aver avuto la residenza fiscale all’estero per un periodo non occasionale, la cui durata dipende dal beneficio a cui si intende accedere, e
averla poi trasferita nuovamente Italia.

    Nota bene: ai fini fiscali, risulta residente in Italia chiunque sia iscritto nelle anagrafi della popolazione residente o abbia il domicilio o la residenza nel territorio dello Stato per la maggior parte del periodo d’imposta, ovvero per almeno 183 giorni (184 giorni se l’anno è bisestile).

    Sono considerati residenti, salvo prova contraria, anche i cittadini italiani trasferiti in uno dei “paradisi fiscali” individuati dal decreto ministeriale 4 maggio 1999; questi, per ottenere gli incentivi al rientro dei cervelli, dovranno provare di avere effettivamente trasferito la propria residenza fiscale all’estero prima di rientrare in Italia.

Il regime fiscale agevolato è previsto per:

  • i docenti e i ricercatori residenti all’estero che rientrano in Italia
  • i cosiddetti lavoratori “impatriati”, cioè i laureati che hanno svolto attività lavorative all’estero
  • gli studenti che hanno conseguito un titolo accademico all’estero
  • i manager e i lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni.

Ad ogni categoria di soggetti sono richiesti dei requisiti specifici.

Agevolazioni per il rientro dei cervelli in fuga: i requisiti per ricercatori e docenti

I docenti e i ricercatori che decidono di ritrasferire la propria residenza fiscale in Italia possono godere di un’esenzione Irpef del 90% sui redditi derivati dalle attività di docenza e ricerca.

In altre parole, solo il 10% di questi guadagni sarà soggetto all’Irpef, mentre il restante 90% risulterà non imponibile.

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Inoltre, chi svolge l’attività come lavoro autonomo, oltre a beneficiare dell’esenzione Irpef menzionata prima, non dovrà pagare l’Irap (se il lavoratore è dipendente, a essere esonerato dall’Irap sarà il datore di lavoro).

Il risparmio è significativo, e spetta per 4 anni dal rientro in Italia purché siano rispettate le seguenti condizioni:

  • il docente/ricercatore deve essere stato residente all’estero in maniera non occasionale
  • deve essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato
  • deve aver svolto attività di docenza o ricerca all’estero per 2 anni consecutivi presso centri di ricerca pubblici o privati o presso università
  • deve aver trasferito la residenza fiscale in Italia, ai sensi dell’art. 2 del Tuir
  • deve continuare a svolgere attività di docenza e ricerca in Italia.

Se il docente o il ricercatore decide di tornare all’estero nel corso dei 4 anni in cui spetta il beneficio, dovrà tornare a pagare l’Irpef ordinaria sui redditi prodotti a partire dal periodo d’imposta in cui questi non risulta più fiscalmente residente in Italia.

Agevolazioni per il rientro dei cervelli in fuga: i requisiti per i lavoratori impatriati

Dal 1° gennaio 2017 le agevolazioni per i cervelli in fuga si applicano anche ai lavoratori, con requisiti diversi a seconda che siano laureati o meno.

I lavoratori in possesso di un diploma di laurea (triennale o magistrale) devono:

  • aver svolto un’attività di lavoro (dipendente, autonomo o di impresa) o di studio (per conseguire un diploma di laurea o una specializzazione post lauream) fuori dall’Italia, per un periodo continuativo di 24 mesi
  • lavorare come dipendenti o autonomi in Italia.

I non laureati che lavorano in modo autonomo:

  • non devono essere stati residenti in Italia nei 5 periodi d’imposta prima del trasferimento
  • devono impegnarsi a rimanere per almeno 2 anni e prestare l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Infine, i lavoratori dipendenti non laureati:

  • devono rivestire ruoli direttivi o avere requisiti di elevata qualificazione o specializzazione
  • non devono essere stati residenti in Italia nei 5 periodi d’imposta prima del trasferimento e devono impegnarsi a rimanere per almeno 2 anni
  • devono prestare l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano
  • devono lavorare presso un’impresa residente nel territorio dello Stato (o con società che la controllano o ne sono controllate, direttamente o indirettamente, oppure che sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa).

Tutte e tre queste categorie di lavoratori “impatriati” pagheranno l’Irpef solo sul 50% dei redditi di lavoro prodotti in Italia, dall’anno in cui avviene il trasferimento della residenza fiscale, per un totale di 5 anni.

Come accedere al regime agevolato per i cervelli in fuga

Per beneficiare concretamente dello sconto sulle imposte, docenti, ricercatori e lavoratori “impatriati” con un contratto da dipendenti devono fare richiesta scritta al datore di lavoro, indicando generalità (nome, cognome e data di nascita), codice fiscale, data di rientro e di assunzione in Italia (in caso di contratti successivi o di più rapporti di lavoro dipendente, si dovrà indicare la data della prima assunzione) e attuale indirizzo di residenza.

Nella richiesta, il lavoratore deve dichiarare:

  • di possedere i requisiti previsti dal regime agevolativo
  • di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 del Dl n. 78/2010, dalla Legge n. 238/2010, dall’articolo 16 del Dl n. 147/2015 e dall’articolo 24-bis del Tuir
  • di impegnarsi a comunicare tempestivamente ogni variazione della residenza prima del decorso del periodo minimo previsto dalla norma.

Se il datore di lavoro non ha potuto riconoscere l’agevolazione, il lavoratore potrà fruirne direttamente nella dichiarazione dei redditi (sempre a patto di continuare ad avere i requisiti richiesti), indicando solo la percentuale di reddito ridotta, come previsto dalla legge (10% del reddito per i ricercatori e i docenti, 50% per i lavoratori “impatriati”).

Quanto ai docenti, ricercatori e lavoratori “impatriati” che prestano lavoro autonomo, questi hanno due alternative:

  • accedere all’agevolazione al momento della dichiarazione dei redditi, indicando il 10% del reddito percepito se ricercatori o docenti, oppure il 50% se i lavoratori “impatriati”
  • presentare una richiesta scritta ai committenti perché applichino la ritenuta d’acconto sulla percentuale di reddito prevista dall’agevolazione (che corrisponde, ancora una volta, al 10% del reddito percepito se ricercatori o docenti, oppure al 50% del reddito dei lavoratori “impatriati”).

Nella richiesta, che va resa ai sensi del Dpr n. 445/2000, bisognerà indicare generalità (nome, cognome e data di nascita), codice fiscale, data di rientro in Italia e attuale indirizzo di residenza, e dichiarare:

  • di possedere i requisiti previsti dal regime agevolativo
  • di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi fiscali previsti dall’articolo 44 del Dl n. 78/2010, dalla Legge n. 238/2010, dall’articolo 16 del Dl n. 147/2015 e dall’articolo 24-bis del Tuir.

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