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Chi è il sostituto d'imposta?

Eugenio
11. Agosto 2021

Lo sentiamo nominare spesso e pare una «figura oscura» che trattiene ingiustamente i nostri soldi. In realtà «il sostituto d’imposta» ci fa parecchio comodo e ci evita un giro di soldi inutile e complicato.

Come dice il nome, il sostituto d’imposta è una figura (spesso il nostro datore di lavoro) che si «sostituisce» a noi per pagare al posto nostro le «imposte».

Esempio di sostituto d'imposta

Giovanni, dipendente di Topolandia, ogni anno riceve 100 mila euro.
Naturalmente, su quel reddito deve pagare varie imposte. La più importante è l’Irpef, l’imposta sulle persone fisiche. Per semplificare, diciamo che l’Irpef è del 36% = 36.000 euro che Giovanni deve versare allo Stato. Il giro dei soldi sarebbe:

Topolandia dà a Giovanni 100.000 € → Giovanni a sua volta dà allo Stato 36.000 € di Irpef → Lo Stato incassa 36.000 €.

Un bello sbattimento, specialmente per Giovanni. E qui, interviene il meccanismo del sostituto d’imposta, che serve a eliminare un passaggio inutile. Topolandia si «sostituisce» a Giovanni e versa direttamente al posto suo i soldi di Irpef allo Stato.

Anziché

Datore di lavoro → Dipendente → Stato

diventa semplicemente

Datore di lavoro → Dipendente → Stato

E quindi:

Topolandia → dà allo Stato l’Irpef di Giovanni (36.000 €)

+

poi Topolandia → dà a Giovanni i soldi al netto dell’Irpef
(100.000 € – 36.000 € di Irpef = 64.000 €).

Molto più semplice vero? È per questo che, se siamo dipendenti, ogni mese sulla nostra busta paga vediamo una cifra di partenza (lo stipendio lordo) che si riduce man mano che le vengono sottratte le imposte versate dal nostro datore di lavoro allo Stato.

Stipendio lordo - Tasse e contributi = Stipendio netto.

Chi sono i sostituti d’imposta

Il datore di lavoro è solo l’esempio più classico. Sostituti d’imposta possono essere anche

  • l’Inps (per i disoccupati che percepiscono sussidi e i pensionati)
  • la Pubblica Amministrazione
  • le società che danno i dividendi e/o interessi
  • persino il condominio

Tutti fanno la stessa cosa, trattengono le somme relative alle tasse che dobbiamo pagare e le versano agli enti incaricati al posto nostro.

E lo certificano ogni anno attraverso due documenti:

  • il Modello 770
  • la famosa Certificazione Unica, che è quel file Pdf che riceviamo in posta una volta l’anno (attorno a marzo), dove possiamo leggere il reddito che abbiamo ricevuto e tutti i contributi e le tasse che il nostro datore di lavoro ha versato (come Irpef, all’Inps, ecc. ecc.).

Cosa c’entra il rimborso fiscale

Ora, la parte più interessante è quella che ci porta al rimborso fiscale. Il sostituto d’imposta (mettiamo il datore di lavoro) ovviamente versa tutte le tasse al posto nostro. Ma proprio tutte tutte. Non può ovviamente sapere se noi abbiamo avuto spese detraibili, che ci danno diritto a uno «sconto» sulle tasse da pagare.

Per restare al nostro esempio, Topolandia toglierà dai 100.000 € annuali di Giovanni il 36% di Irpef secco, senza sconti. Ma mettiamo che Giovanni quest’anno abbia sostenuto tantissime spese detrabili, tra dottori, veterinari, affitto, e così via. Diciamo 1.000 euro. Giovanni ha tutto l’interesse a riavere quei soldi indietro, com’è suo diritto.

Come fa? Grazie alla Dichiarazione dei redditi: un documenti in cui «dichiara» appunto allo Stato che ha fatto anche quelle spese, e che ha diritto a un rimborso di 1.000 euro. Ecco spiegato il rimborso fiscale in modo semplice. Rimborso che i dipendenti come Giovanni ricevono già nella busta paga successiva alla Dichiarazione, di solito verso luglio o agosto.