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Domicilio Fiscale e Residenza: Significato e Differenze

Sergio
28. Luglio 2021

Domicilio fiscale, residenza anagrafica, residenza fiscale, dimora: parole che vengono spesso usate come sinonimi, ma che per il fisco possono assumere significati e pesi molto diversi. Se non hai familiarità con la distinzione, quest’articolo ti aiuterà a comprenderla.

Indice

  • Differenza tra residenza e domicilio ai fini fiscali
  • Come si individua la residenza fiscale?
  • Tutto sul domicilio fiscale: cos'è, differenze rispetto al domicilio generale, speciale, volontario e legale

Differenza tra residenza e domicilio ai fini fiscali

Per cominciare, chiariamo la differenza tra domicilio fiscale e residenza facendo riferimento all’articolo 43 del Codice Civile, che recita:

“Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.

Tutti i cittadini italiani hanno l’obbligo di comunicare allo Stato il luogo in cui stabiliscono la propria dimora registrando la residenza presso l’anagrafe del Comune scelto. Quando si va ad abitare presso un indirizzo diverso da quello registrato occorre comunicare tempestivamente la variazione di residenza (con una doppia dichiarazione – al Comune che si abbandona e a quello in cui si va a vivere – in caso di trasferimento in un’altra città).

Ai fini fiscali, serve qualche precisazione in più: la residenza fiscale, infatti (che solitamente coincide con quella anagrafica finora descritta) definisce il luogo in cui una persona è tenuta a pagare le tasse.

Per l’Agenzia delle Entrate è dunque fondamentale sapere:

  • se la residenza fiscale di una persona fisica è stabilita in Italia (e di conseguenza quella persona è soggetta alla tassazione italiana);
  • se il domicilio fiscale di quella persona corrisponde o meno alla sua residenza fiscale, in modo da avere un indirizzo a cui inviare comunicazioni e notificare atti, provvedimenti impositivi o accertamenti.

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Come si individua la residenza fiscale?

Per avere la residenza fiscale in Italia, una persona deve risultare iscritta presso l’anagrafe dei residenti per la maggior parte del periodo d’imposta, ovvero per almeno 184 giorni su 365.

Per trasferire la residenza anagrafica e fiscale all’estero occorre iscriversi nei registri dell’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all’estero).

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha tuttavia ribadito che la sola iscrizione all’A.I.R.E. non è sufficiente a escludere la residenza fiscale in Italia: agli occhi del fisco, quello che conta è il luogo in cui il soggetto vive stabilmente e in cui hanno sede i suoi affari ed interessi. Una persona sarà quindi considerata fiscalmente residente in Italia, seppure iscritta all’A.I.R.E, qualora esistano indizi precisi e concordanti del fatto che questa continui ad avere in Italia la propria dimora abituale o il proprio domicilio fiscale.

Tutto sul domicilio fiscale: cos'è, differenze rispetto al domicilio generale, speciale, volontario e legale

La legge italiana lascia alle persone la libertà di eleggere il proprio domicilio in una città e lasciare la propria residenza anagrafica in un’altra.Ad esempio, una persona può essere residente a Taranto, ma avere interessi (e quindi il domicilio fiscale) a Milano.

Diversamente dalla residenza, il domicilio fiscale non va registrato negli atti pubblici; l’attestazione della sede del domicilio fiscale non avviene quindi tramite il rilascio di un certificato da un ufficio pubblico competente, ma fornendo una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Se liberamente scelto dal cittadino, il domicilio viene definito volontario.

In alcune situazioni, tuttavia, è la legge a stabilire tassativamente la sede del domicilio: ad esempio, le persone interdette devono essere obbligatoriamente domiciliate presso il loro tutore, e i minori presso i genitori che esercitano la potestà. In questi casi, si parla di domicilio legale.

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