Imposte sportivi dilettanti 2020: quali sono da pagare in Italia?

14. Maggio 2020

Quali imposte deve pagare chi lavora in ambito sportivo?

Per rispondere, dobbiamo innanzitutto spiegare la differenza tra sportivi professionisti e dilettanti.

Per la legge, può essere definito sportivo professionista solo chi:

  • pratica una delle discipline etichettate come attività professionistiche dal CONI, come ad esempio il calcio, il ciclismo, il golf e la pallacanestro
  • in modo continuativo
  • a titolo oneroso.

Accanto ai professionisti, spesso inquadrati come veri e propri lavoratori dipendenti, c’è poi la categoria, molto più ampia, degli sportivi dilettanti.

Tra questi rientrano, ad esempio, gli istruttori di palestre e centri sportivi, i personal trainer, gli atleti e i tecnici di vertice di sport non considerati professionistici dal CONI.

Sono moltissimi: si pensi agli sciatori, ai tennisti, ai giocatori di pallavolo e di rugby, o in generale alle donne, attualmente escluse dallo sport professionistico.

I compensi percepiti dagli sportivi dilettanti sono classificati come redditi diversi e soggetti a obblighi fiscali specifici.

Imposte sportivi dilettanti: le regole da seguire

  • Sui redditi fino a 10.000 euro gli sportivi dilettanti non sono tenuti a pagare l’Irpef e non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.
  • Sui redditi superiori a 10.000 euro e fino a 30.658,28 euro viene applicata una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta pari al 23%, maggiorata delle imposte addizionali regionali e comunali. Anche per questi importi non c’è obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.
  • Sulle somme che eccedono i 30.658,28 euro sarà applicata una ritenuta alla fonte a titolo di acconto del 23% (che corrisponde all’aliquota attualmente fissata per il primo scaglione Irpef), a cui si aggiungono le imposte addizionali regionali e comunali. Questi importi, al netto della ritenuta, si andranno a sommare al reddito imponibile su cui lo sportivo pagherà l’Irpef.
  • Per capire meglio, facciamo degli esempi.

    Se un istruttore (sportivo dilettante) in un anno guadagna 9.500 euro non dovrà pagare alcuna imposta né sarà obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi. Questo perché i suoi compensi sono inferiori a 10.000 euro.

    Se invece i suoi compensi dell’anno ammontano, ad esempio, a 20.000 euro, rientreremo nel secondo caso (redditi superiori a 10.000 euro e inferiori a 30.658,28 euro).
    Sulla differenza tra le somme percepite e il limite di 10.000 euro si applicherà una ritenuta alla fonte del 23%.

    Quindi, considerata questa differenza:

    20.000 – 10.000 = 10.000 euro

    L’imposta da pagare sarà pari a:

    23% di 10.000 euro = 2.300 euro

    Trattandosi di una ritenuta alla fonte, l’imposta viene trattenuta da chi paga il compenso allo sportivo.

    Quindi, per continuare con il nostro esempio, l’associazione sportiva tratterrà 2.300 euro dal totale dei 20.000 euro dovuti all’istruttore e li verserà allo stato.
    Anche in questo caso, l’istruttore non avrà l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.

    L’ultimo caso è quello in cui i compensi dello sportivo dilettante superano i 30.658,28 euro.

    Supponiamo che i compensi totali del nostro istruttore arrivino, in un anno, a 45.000 euro.

    Le imposte da pagare saranno:

  • 23% sotto forma di ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (trattenuta dall’associazione sportiva e versata allo stato) sulla differenza tra 30.658,28 euro e 10.000 euro, ovvero:
    • (30.658,28 – 10.000) x 0,23 = 4.751,40 euro
  • 23% sotto forma di ritenuta d’acconto (anche questa effettuata da chi paga i compensi) sulla differenza tra i compensi totali e il limite di 30.658,28 euro, ovvero:
    • (45.000 – 30.658,28) x 0,23 = 3.298 euro

    Nella dichiarazione dei redditi, i compensi che eccedono i 30.658,28 euro si andranno poi a sommare al reddito imponibile. In parole povere, la differenza tra 45.000 e 30.658,28 euro (14.341,72 euro) si sommerà agli eventuali altri redditi su cui lo sportivo dovrà pagare l’Irpef, nella percentuale prevista dal suo scaglione di reddito. La ritenuta d’acconto (3.298 euro) sarà quindi sottratta all’Irpef totale dovuta.

    Se non sai come funzionano gli scaglioni Irpef, ti spieghiamo tutto in quest’articolo!

    Nota bene: se lo sportivo riceve più compensi da società e associazioni sportive diverse, dovrà autocertificare l’importo complessivo percepito presentando il modello di Certificazione Unica.