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Tasse Trading Online: Come Fare la Dichiarazione dei Redditi

Sergio
27. Luglio 2021

Giochi in Borsa o esegui operazioni di trading online? Bene, ma ricorda che devi pensare anche agli aspetti fiscali! I guadagni derivanti dall’impiego degli strumenti finanziari sono tassati e devono essere dichiarati.

Trading e dichiarazione dei redditi: cosa sapere e come comportarsi

Trading e dichiarazione dei redditi sono a tuo carico, ma alcuni adempimenti possono essere eseguiti dalla banca o dal broker. Il fattore determinante di queste opzioni è il tipo di regime scelto: dichiarativo o amministrato. Vediamo insieme le differenze.

Il tema del trading e delle norme fiscali non è molto conosciuto e spesso le informazioni che si reperiscono sono incomplete. Ecco perché abbiamo deciso di scrivere questa breve guida sul trading e la dichiarazione dei redditi. Il nostro obiettivo è fornire informazioni semplici e chiare, così che tutti riescano a comprendere questo mondo complesso.

Quali redditi si producono con il trading?

Negoziare gli strumenti finanziari può comportare la generazione di reddito. Gli strumenti più utilizzati e conosciuti sono rappresentati dalle azioni, dai futures, dai CFD e dai ETF. Il reddito così generato, può essere di due tipi:

  • REDDITO DI CAPITALE: corrisponde ai guadagni generati da un rapporto finanziario per il quale si è investita una parte del proprio capitale. Si tratta, quindi, degli importi derivanti dagli interessi, dai dividendi e dalle cedole.
  • REDDITO DIVERSO DI NATURA FINANZIARIA: corrisponde ai guadagni generati dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita di uno strumento finanziario. In gergo tecnico si fa riferimento alle plusvalenze o capital gains.
  • ESEMPIO: se fai operazioni di trading online, il tuo obiettivo è guadagnare comprando e vendendo strumenti finanziari. Il guadagno che generi da queste operazioni è un profitto e viene considerato reddito diverso di natura finanziaria.

    ESEMPIO: se hai investito in obbligazioni o azioni, lo stacco della cedola o del dividendo corrispondono a un’entrata in denaro che per il Fisco è considerata reddito di capitale.

    Come funziona la tassazione sulle rendite finanziarie?

    I guadagni generati dai diversi strumenti finanziari sono tassati. Dal 2014 le aliquote applicate ai profitti realizzati corrispondono al 12,5% per i proventi derivati dai Titoli di Stato. Per tutti gli altri guadagni l’aliquota è pari al 26% della somma guadagnata.

    NOTA BENE: i redditi generati dalle rendite finanziarie non si cumulano con gli altri redditi ai fini del calcolo IRPEF

    Trading e dichiarazione dei redditi: quando versare le imposte?

    L’investitore può scegliere quale regime fiscale adottare in fase di apertura del conto d’investimento. Nello specifico:

  • REGIME DELLA DICHIARAZIONE: l’investitore è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi ogni anno e in maniera autonoma
  • REGIME DEL RISPARMIO AMMINISTRATO: l’investitore delega alla propria banca, al proprio promotore finanziario o broker la gestione fiscale
  • NOTA BENE: le attività di trading online devono essere riportate nella Dichiarazione dei Redditi annuali. Nello specifico, si fa riferimento al Quadro RT (Plusvalenze di natura finanziaria) del modello Redditi Persone Fisiche. Più precisamente, dal rigo RT 21 al rigo RT 30. Le stesse attività devono anche essere dichiarate nel Quadro RW, dedicato al monitoraggio delle attività detenute all’estero.

    Quale regime di risparmio scegliere?

    La scelta del regime di risparmio dipende dall’investitore. In generale, il regime dichiarativo permette di sommare e di compensare tra di loro tutte le plusvalenze e le minusvalenze generate durante l’anno, anche tra quelle di più conti. Nel regime amministrato, invece, le minusvalenze realizzate possono essere compensate soltanto con plusvalenze future ed esclusivamente all’interno dello stesso conto.

    Vediamo insieme nel dettaglio le differenze tra le due opzioni.

    Trading e dichiarazione dei redditi con il regime dichiarativo

    Se opti per il regime dichiarativo, ogni anno sei tenuto a presentare la Dichiarazione dei Redditi indicando anche le plusvalenze e le minusvalenze realizzate. L’investitore che sceglie il suddetto regime subirà la tassazione posticipata, ossia solo in seguito alla presentazione della dichiarazione.
    In occasione della Dichiarazione dei Redditi, dovrai:

    1. indicare le plusvalenze (reddito dovuto alla vendita a un prezzo superiore di quello di acquisto, ossia un guadagno);
    2. le minusvalenze (controvalore derivante dalla vendita di uno strumento finanziario a un prezzo inferiore rispetto a quello d’acquisto, ossia una perdita) realizzate;
    3. dichiarare specifici dati legati agli strumenti finanziari in tuo possesso.

    Il Modello Redditi (ex Modello Unico) è il modulo corretto per procedere alla dichiarazione.

    ATTENZIONE: le minusvalenze realizzate in un periodo di imposta possono essere compensate con le plusvalenze nei 4 periodi di imposta successivi. Se entro questo periodo (4 anni) le plusvalenze non riescono a compensare l’ammontare delle minusvalenze, il residuo andrà perso.

    Le minusvalenze possono essere compensate solo ed esclusivamente con plusvalenze della stessa natura. Questo significa che la compensazione può avvenire solo tra strumenti finanziari e non con redditi di altra natura.

    ESEMPI

    – Compro azioni a 20 euro, le rivendo a 35 euro. Ottengo una plusvalenza di 15 euro che sarà tassata al 26%.

    – Compro azioni a 20 euro, le rivendo a 10 euro. Ottengo una minusvalenza di 10 euro. Per i 4 anni successivi alla perdita, non sarò tenuto a pagare le imposte su eventuali guadagni realizzati (a compensazione dei 10 euro di perdita).

    NOTA BENE: se decidi di adottare il regime dichiarativo, le tasse dovute saranno calcolate in fase di Dichiarazione dei Redditi e pagate successivamente tramite modello F24.

    Trading con il regime amministrato

    Se opti per il regime amministrato, devi fare richiesta espressa al tuo intermediario finanziario, il quale diventerà sostituto d’imposta. Questo deve essere abilitato e appartenere a una stabile organizzazione sul territorio italiano.

    NOTA BENE: il sostituto d’imposta è il soggetto che trattiene gli importi legati alle tasse e alle imposte e versa le tasse dovute per conto di chi opera in Borsa e fa Trading Online. Questo significa che l’intermediario che funge da sostituto d’imposta, si sostituisce all’utente per la liquidazione delle imposte.

    Questo implica l’anonimato per l’investitore e l’esenzione da calcoli, compilazione della Dichiarazione dei Redditi (eccenzion fatta nel caso in cui si debba presentare anche il quadro RW per il monitoraggio fiscale.

    IVAFE

    Le persone fisiche residenti in Italia che hanno prodotti finanziari, libretti di risparmio o conti correnti presso intermediari esteri, sono tenuti a versare anche l’IVAFE, ossia l’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero. Tale imposta è applicata in modo proporzionale al 2 per mille annuo del valore delle attività finanziarie.

    Criptovalute e Dichiarazione dei Redditi

    Bitcoin e criptovalute devono essere segnate nella Dichiarazione dei Redditi. Nello specifico, devono essere indicate nel Modello Redditi (ex Unico) poiché di fatto rappresentano un reddito.

    Quindi, come tutte le persone fisiche e le società semplici con sede in Italia e che hanno investimenti in Paesi esteri, anche chi opera con Bitcoin e Criptovalute è tenuto riportare tutto in Dichiarazione dei Redditi. Più nello specifico, il quadro di riferimento da compilare è RW.

    Nello specifico, le monete virtuali devono essere indicate nella colonna 3 del quadro RW con il codice 14 – attività finanziarie estere.

    NOTA BENE: le criptovalute non sono soggette all’IVAFE poiché non corrispondono a investimenti in depositi bancari.

    Dichiarazione e 730 online

    Scopri se hai l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi rispondendo a 5 domande.

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    Occhio alla scadenza 730 prevista per quest’anno.