Welfare Aziendale 2020: Tutti i Vantaggi per i Dipendenti

20. Gennaio 2020

La legge offre diverse agevolazioni fiscali ai datori di lavoro che offrono piani di welfare aziendale e ai dipendenti che ne usufruiscono. Se non sai cos’è il welfare aziendale e come funziona, questo articolo ti offre una panoramica generale sull’argomento.

Indice

  • Cos’è il welfare aziendale
  • Perché il welfare aziendale conviene
  • Quali benefit possono rientrare in un piano di welfare aziendale

Cos’è il welfare aziendale

Sotto l’etichetta di welfare aziendale ricadono tutte le iniziative che un datore di lavoro può intraprendere per migliorare il benessere del lavoratore e della sua famiglia.

Nel concreto, un piano di welfare aziendale può includere servizi di istruzione, educazione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria e previdenza complementare, che vengono offerti dall’azienda ai propri dipendenti e ai loro familiari.

Se in Europa questa forma di sostegno ai lavoratori è diffusa da diversi anni, in Italia ha cominciato a prendere piede solo di recente: a dare la spinta sono state le leggi di stabilità del 2016 e del 2017 e la legge di Bilancio del 2018, che hanno incentivato sempre di più i privati a subentrare al welfare pubblico.

Perché il welfare aziendale conviene

Per il dipendente, il principale vantaggio del welfare aziendale sta nel fatto che il valore dei beni e servizi ricevuti nell’ambito del piano offerto dal datore di lavoro “non fa reddito”, ed è quindi completamente detassato. Ciò significa che non si cumula con l’imponibile Irpef, né con il reddito su cui vengono calcolati i contributi previdenziali.

Per capire meglio, usiamo anche stavolta un esempio, quello di un dipendente con un reddito di 28 mila euro lordi all’anno.

Senza detrazioni fiscali diverse da quella prevista per il lavoro dipendente, il lavoratore dovrà pagare 5.982 euro di Irpef.

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Se il suo datore di lavoro gli concedesse un aumento in busta paga di 2 mila euro lordi all’anno, dopo aver pagato imposte e contributi incasserebbe un aumento netto di circa 1.200 euro.

Se invece ricevesse lo stesso aumento sotto forma di beni e servizi nell’ambito di un piano di welfare aziendale negoziato, quei 2 mila euro sarebbero per lui un’entrata netta, senza alcuna trattenuta.

Anche convertire il premio di risultato in iniziative di welfare aziendale può essere vantaggioso per il lavoratore :se sceglie di essere premiato in servizi educativi, ricreativi, sanitari, previdenziali o sociali anziché in denaro, il suo premio non sarà intaccato né dall’Irpef, né dai contributi.

Per il datore di lavoro, il vantaggio è speculare e consiste nella possibilità di dedurre tutti i costi dei servizi offerti ai dipendenti dall’imponibile del reddito di impresa.

Per valutare l’opportunità in termini fiscali, bisogna considerare quanto incidono le principali imposte sul reddito delle imprese.

Prendiamo il caso di un’azienda con un imponibile Ires (Imposta sul reddito delle società) di 2 milioni di euro: in assenza di un piano di welfare aziendale da dedurre, l’azienda dovrebbe versare un’Ires pari al 24% dell’imponibile, ovvero a 480 mila euro.

Se invece la stessa azienda offrisse 200 mila euro di servizi di welfare aziendale ai dipendenti, potrebbe dedurli dal reddito imponibile e la sua Ires scenderebbe a 1,8 milioni di euro, con un risparmio sull’imposta di 48 mila euro.

Un altro vantaggio deriva anche dal fatto che i servizi di welfare sono esenti dagli obblighi contributivi.

Premiare un dipendente con 1.000 euro netti in denaro può costare all’azienda circa 1.400 euro, poiché sarà tenuta a versare la sua quota di contributi previdenziali (sui premi superiori a 1000 euro va versato il 32,7% di contributi). A sua volta, il dipendente dovrà pagare la sua quota di contributi e l’Irpef sul premio ricevuto.

Ma se anziché essere pagato in denaro lo stesso premio viene trasformato in iniziative di welfare aziendale, il costo per l’impresa si riduce a 1.000 euro, che saranno un beneficio netto anche per il dipendente (questi, infatti, non dovrà pagarci né i contributi, né l’Irpef).

Per beneficiare delle agevolazioni fiscali, l’azienda deve essere al corrente di alcune regole.

  • 1. La detassazione dei premi vale solo se il piano di welfare è offerto a tutti i dipendenti, o a una categoria omogenea di dipendenti. Se solo alcuni dipendenti possono usufruire dei servizi di welfare aziendale, l’azienda non potrà usufruire delle agevolazioni.
  • 2. Se i vantaggi fiscali per i dipendenti si applicano sia ai piani di welfare basati su un contratto collettivo nazionale, sia a quelli offerti dall’impresa su base volontaria, le iniziative di welfare basate su un contratto saranno deducibili al 100%, mentre la deducibilità di quelle concesse volontariamente dal datore di lavoro scenderà al 5 per mille (0,5%).
  • 3. Per usufruire del piano welfare, il dipendente deve avere un reddito non superiore a 80.000 euro.

Quali benefit possono rientrare in un piano di welfare aziendale

Non solo sussidi sanitari e previdenziali: nei piani di welfare aziendale sono ormai incluse diverse tipologie di servizi, che spaziano dalla formazione al tempo libero, dallo sport al benessere.

Vediamo insieme i principali benefit che l’azienda può offrire ai dipendenti.

  • Sanità: rimborso delle spese sanitarie affrontate dal lavoratore, convenzioni con strutture e specialisti privati
  • Assistenza: operatori socio-assistenziali per le cure di un familiare anziano o non autosufficiente, assicurazioni sul rischio di non autosufficienza e malattia grave, buoni per il pagamento di babysitter
  • Istruzione: pagamento della retta dell’asilo nido, di mense, tasse universitarie, libri di testo, campus estivi e gite; formazione professionale e personale del dipendente.
  • Previdenza: possibilità di integrare i contributi versati al fondo pensione con il proprio conto welfare (del tutto o in parte)
  • Tempo libero & benessere: servizi legati allo sport, alla cura della persona, ai viaggi e alla cultura
  • Buoni acquisto: voucher per lo shopping e la spesa alimentare; buoni carburante.

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